APA "In the Summertime"


Dopo aver collaudato tutto "l'impianto" di contropressione e carbonazione forzata con acqua, ho preparato una ricetta semplice semplice per questa cotta con malti dei quali avevo confezioni quasi a fine.


Mi rendo conto che per essere una American Pale Ale sono stato basso con gli EBC e anche la densità finale è un po' al limite, ma il vero scopo di questa cotta, come scritto prima, è un altro.
La scelta del luppolo Amarillo e dell'hopstand è data dalla volontà di dare alla birra un impronta "estiva", senza esagerare, con profumi di agrumi/arancia.
L'idea originale era quella di fare una birra "smash", cioè con un solo tipo di malto e un solo tipo di luppolo, ma non mi bastava il malto Pilsen.
Di conseguenza ho approfittato per smaltire anche i fiocchi d'orzo che avevo aperti da qualche mese.
Per questa cotta ho utilizzato l'unica bustina che possiedo di lievito Mangrove Jack's M44.

Durante questa cotta mi ritrovo a dover correggere il ph di boil inizialmente troppo alto.
Ma l'acido fosforico non è come il lattico e bisogna andarci molto cauti.
Infatti dopo la correzione mi ritrovo un bel 5.06 di ph. ECCHEC***O!
Lascio stare, non mi metto ad aggiungere bicarbonato di sodio per rialzare il ph.

La densità preboil e la densità iniziale vengono centrate in pieno dopo essere stato molto vicino con la cotta precedente dell'Altbier. Bene così!

Proseguo con raffreddamento e travaso dalla pentola al keg, e metto in frigorifero(che utilizzo come camera di fermentazione) fino ad arrivare a 17 gradi, per inoculare il lievito, per poi alzare fino a 18 e mantenere costante.
Trascorse circa due settimane misura la densità finale che segna 1.009 spaccato! Finalmente!

Inizia la fase di sperimentazione:

Carbonazione forzata

Collego la bombola di CO2 con connettori e tubo in PE alla bombola direttamente dentro il frigo impostando una pressione di 13 psi alla temperatura di 5 gradi per ottenere una carbonazione intorno ai 2.5/2.6 volumi.
Ho lasciato tutto invariato per una settimana e fin qui tutto bene( e tutto molto semplice).


Imbottigliare in contropressione

Trascorsa la settimana di carbonazione forzata mi accingo a preparare tutto il materiale necessario la imbottigliare.
Quindi asta fissata al piano di lavoro, connettori e raccordi ovunque.
Tubi in polietilene da 5/16" per la parte liquida, ovvero la birra, e 3/8" per la CO2.
La ragione della differenza di dimensione dei tubi sta nel creare un po' più di resistenza alla birra, usando un tubo più piccolo, in modo che generi meno schiuma durante l'imbottigliamento.


Nel mio caso, avendo un manometro ad una via, ho dovuto mettere un connettore per "sdoppiare" le vie della CO2 per arrivare sia al keg che all'asta (si vede in foto).
Per essere la prima volta, a parte i tempi biblici, è andata molto bene; nessun intoppo, nessun "bagno" di birra.

Il risultato finale è davvero apprezzabile.
Sembra che il ph più acido della bollitura non abbia lasciato segni o problematiche di nessun tipo.
Nessun difetto palese al naso, ne tantomeno in bocca. Alla vista è un ottima birra ed all'assaggio si sente la luppolatura agrumata che ricercavo con l'amaro che appena appena si sente(forse meritava qualcosa in più).


Questa produzione è stata una bella iniezione di fiducia ed entusiasmo, mi chiedo se davvero era sufficiente eliminare la plastica o se hanno inciso altri fattori.

Adesso prenderò una pausa perché tra caldo e zanzare, fare una cotta in estate è un supplizio.
Approfitterò di questo periodo per stilare qualche ricetta ed approfondire alcuni aspetti che magari sinora ho un po' trascurato.

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